Coordinamento toscano della FIAB Federazione Italiana Amici della Bicicletta
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6 giugno 2003

Gli appunti del seminario

Riportiamo gli appunti che presi durante il seminario. Ci scusiamo con i relatori e con i lettori per eventuali errori, imprecisioni ed omissioni presenti nel testo. Per segnalare qualsiasi tipo di inesattezza, scrivere a info@firenzeinbici.net

Apre l'incontro e coordina gli interventi ed introduce subito alcuni dei punti discussi all'interno del gruppo di lavoro sulla mobilità da lui coordinato. 

Valerio Camporesi (Verdi di Firenze)

Introduce subito alcuni dei punti discussi all'interno del gruppo di lavoro sulla mobilità da lui coordinato: (1) l'ufficio bicicletta dovrebbe essere affidato non ad un tecnico ma ad un coordinatore (in grado di varare una politica complessiva della bicicletta); (2) gli interventi in favore della bicicletta dovrebbero essere diffusi nel territorio; (3) l'ufficio bicicletta dovrebbe poter supervisionare tutti gli interventi e verificare che i mille cantieri a giro per la città non danneggino le biciclette; (4) l'ufficio bicicletta. dovrebbe avere un contatto diretto con i cittadini.

Gianni Stefanati (Coordinatore ufficio biciclette di Ferrara)

E' sbagliato parlare di ufficio mobilità elementare, cioè un ufficio che si occupa anche di pedoni e disabili, oltre che delle biciclette. Infatti solo l'"uomo della bicicletta" può filtrare tutto quello che accade con l'occhio del ciclista; ma l'uomo della bici non può vedere il mondo con l'occhio di un invalido, mentre, al contrario, chiunque dovrebbe essere in grado di vedere il mondo con l'occhio del pedone. A Ferrara non c'è alcun bisogno di un ufficio per i pedoni, l'ufficio bici si occupa solo di biciclette, mentre agli invalidi pensa un apposito ufficio.

Tutto quello che deve fare l'ufficio bicicletta, per iniziare, è leggere il libro arancione della Commissione Europea, perché lì c'è già scritto tutto. Quello che è scritto fra le righe, ma è importante, è che l'ufficio bicicletta deve dipendere politicamente dall'assessore senza passare dai dirigenti comunali.

E' importante attivare contatti con altre città europee. Non bisogna inventare nulla, basta copiare quello che hanno già fatto altre città.

Non bisogna mai aspettarsi tutto in una sola legislatura; ma avere pazienza e capire che le politiche per la bicicletta non danno risultati in pochi anni.

Una buona base di partenza è l'istituzione dei ciclo-parcheggi.

L'ufficio biciclette di Ferrara è nato nel 95 (di fatto) / 96 (formalmente).

Il livello minimo di ufficio bicicletta è avere una persona, che deve essere sempre consultata per qualsiasi intervento in città; l'ufficio bicicletta deve avere un budget.

Il livello ottimale consiste in un responsabile con altre persone alle sue dipendenze e degli uffici. L'ufficio bicicletta deve approvare qualsiasi intervento che possa in qualche modo riguardare i ciclisti. L'ufficio bicicletta deve avere una propria capacità decisionale, anche politica; deve realizzare un bici-plan, di cui le piste ciclabili solo solo un aspetto.

Non tutti gli interventi sono costosi, ci sono anche cose a costo zero o quasi come la bustina di zucchero, il gettone per i carrelli della spesa, la cartina della ciclabilità, una pubblicazione info-bici che parla ogni volta di un tema specifico, ad esempio i furti di biciclette.

Antonio Dalla Venezia (consulente dell'ufficio biciclette del Comune di Venezia)   [che, ovviamente, si occupa della mobilità ciclabile di Mestre]

Lo strumento principale su cui lavora l'ufficio bicicletta è quello del PUT, il Piano Urbano del Traffico. L'ufficio di Mestre è composto da un coordinatore, un architetto dipendente del comune, da un consulente esterno, Antonio Dalla Venezia (presidente della locale associazione FIAB fino all'inizio della consulenza); e da personale di segreteria. Il bilancio è di milioni di euro; a cui si aggiungono 65 mila euro solo per la comunicazione e solo per il primo anno. L'assessore che ha istituito l'ufficio ha voluto che fosse interamente composto da ciclisti.

Nell'ufficio di Mestre ci sono tutte le condizioni che Stefanati ha elencato come ottimali per la buona riuscita dell'ufficio. Anche Venezia si accoda all'esperienza di Ferrara. Infatti l'ufficio è molto giovane; così come sono giovani un po' tutti gli uffici bici in Italia (una decina, finora), sorti negli ultimi due anni. Con la sola eccezione, ovviamente, di Ferrara, che ha un ufficio bici da ben sette anni.

Una delle prime cose chge ha fatto l'ufficio è riprendere in mano i progetti di interventi ciclabili che, in alcuni casi, languivano anche da 5 o 6 anni, rimpallati tra un ufficio all'altro. Il problema di fondo era che i progetti nascevano male in quanto chi li redigeva non andava in bicicletta. Gli interventi sbagliati sono una iattura soprattutto perché allontano la gente dalla bicicletta. L'ufficio è riuscito a far ripartire questi progetti, indirizzandoli nella giusta direzione. Attualmente ci sono 4 cantieri aperti e altri 5 op 6 verranno aperti entro l'anno. Il budget per questi interventi è di ben 11 milioni di euro per i prossimi 3 anni (mediamente 7 miliardi di lire l'anno).

Sul piano della comunicazione l'ufficio si è inizialmente impegnato nella realizzazione di un sito Internet e nella pubblicazione di una cartina delle piste ciclabili.

Un buon punto di partenza, per iniziare, possono essere gli interventi intorno alle scuole: nessuno fa problemi quando si tratta di tutelare la salute dei bambini.

Un altro programma che è stato avviato è quello relativo alla manutenzione delle piste ciclabili. Mestre dispone infatti di 25 km di piste, che diventeranno 50 entro il 2005. per la manutenzione il comune si avvale della collaborazione di una ditta privata per un global service dal costo di 150 mila euro l'anno per tre anni.

La locale associazione di ciclisti è incaricata di rilevare i problemi delle piste ciclabili con cadenza quindicinale in cambio di un piccolo contributo.

Un'iniziativa che Mestre ha "copiato" da Firenze è Riciclabici, sul tipo del "Ricicliamo" già ideato da Città Ciclabile nel '99 (le biciclette portate alla depositeria e mai ritirate vengono risistemate e vendute ad un prezzo poco più che simbolico).

Raphael Calvelli (consulente per ufficio bici del comune di Firenze)

Raphael delinea l'impostazione dell'ufficio del comune di Firenze (poi ampliata nei giorni successivi, forse anche grazie al seminario). Raphael insiste anche sulle sinergie che possono essere trovate nelle altre amministrazioni locali : per esempio pochi sanno che in provincia c'è un ufficio che si occupa di biciclette. A livello regionale è possibile insistere soprattutto sull'intermodalità e l'integrazione dei mezzi di trasporto, anche in considerazione del fatto che l'assessore regionale ai trasporti, il verde Tommaso Franci, è particolarmente attento alle questioni che riguardano il trasporto su ferro.

Giovanni Lopes Pegna (FirenzeInBici.Net)

Il Comune di Firenze ha recentemente dimostrato la volontà di realizzare delle politiche in favore della bicicletta; probabilmente si tratta di un intento genuino, ma di risultati se ne sono visti molto pochi. Emblematico il caso del ponte di piazzale Vittorio Veneto che da un lato ha dimostrato la disorganizzazione nella gestione dell'intervento (tutti abbiamo incolpato Bugliani anche se poi, si è scoperto, era stato gestito dalle Infrastrutture); dall'altro, rifacendo completamente il percorso in una sola settimana, ha dimostrato che una forte volontà politica può fare la differenza.

Ebbene, ci auguriamo che il futuro ufficio bici serva proprio a questo: perché la volontà politica non venga dispersa fra i mille uffici comunali e le mille competenze diverse.

Sergio Gatteschi (consigliere provincia di Firenze)

Il traffico, in città, è caotico anche perché condotto in maniera irresponsabile, anche da parte dei ciclisti.

Lo sforzo che deve essere fatto è soprattutto nella formazione del personale del comune, in maniera che sia maggiormente consapevole delle problematiche inerenti la circolazione delle biciclette; in modo che la progettazione sia sempre più consapevole delle esigenze dei ciclisti.

Legambiente

Si sente l'esigenza di una consulta cittadina su piste e rastrelliere; a scuola dovrebbe essere un vanto andare in bicicletta.

Alessandro Belli (progettista di biciclette e product manager)

La disponibilità e commercializzazione di biciclette speciali (ad esempio firmate da grandi nomi) potrebbe rendere la bicicletta più trendy [il termine è nostro].

Biagio Del Matto (Architetto)  

Il problema della bicicletta è soprattutto quello di recupare la città per rendere gli spazi più vivibili. Ma riuscirà l'ufficio bicicletta ad imporre la propria direzione, condizionando anche altri uffici? Domanda agli ospiti, come fare a capire quanto successo hanno le politiche in favore della bicicletta. Una certa % del bilancio comunale andrebbe spesa nei confronti della bicicletta, senza considerare che talune iniziative promozionali possono essere condotte a costi bassissimi.


Segue la sessione di domande ai due ospiti forestieri, Gianni Stefanati (G.S.) e Antonio Dalla Venezia (A.D.V.). Riportiamo i punti salienti delle loro risposte 

(G.S.) E' importante che le piste ciclabili siano ben realizzate. Anche perchè l'italia è uno delle poche nazioni in cui è obbligatorio utilizzare una pista ove questa esiste. Una pista mal realizzata è due volte dannosa: uno perché è uno spreco di risorse; due perché praticamente obbliga i ciclisti ad un percorso poco sicuro. Quando si progetta una pista bisogna tener presente che esistono due tipi di ciclisti: quelli che si sentono sicuri in bicicletta e quelli che invece vanno protetti. La pista ciclabile deve essere una risposta per entrambe le tipologie.

(G.S.) Per quanto riguarda la raccolta dati non occorre inventare nulla: è sufficiente usare l'indicatore 6° dell'agenda 21 (spostamenti casa/scuola); che prevede, peraltro, la possibilità di accedere a fondi europei e nazionali.

(A.D.V.) Una cosa che è stata fatta in provincia di Venezia, proprio per sensibilizzare i tecnici comunali ad una progettazione bici-compatibile, è l'organizzazione di viaggi studio all'estero, per toccare con mano come altri paesi hanno risolto problemi di moderazione del traffico; Chambery, ad esempio, è che riuscita quasi ad azzerare gli incidenti stradali; Grenoble ha 400mila abitanti ed una rete ciclabile di 300km, che viene tuttavia giudicata insufficiente; ma la scelta di una politica in favore della bicicletta deve essere forte ed arrivare a tutti in maniera chiara.

(G.S.) E' importante anche la questione del noleggio. A Ferrara ci sono 5 noleggi di biciclette e sono tutti privati; l'ufficio biciclette li promuove questi noleggi, ma non gestisce il noleggio in prima persona; è importante capire che il noleggio delle biciclette non può reggersi da solo, ma deve essere affiancato ad altre attività; alcuni noleggi sono gestiti da riparatori di biciclette, altri da uffici di promozione turistica.

(G.S.) E' allo studio anche un servizio di bicicletta pubblica: la bicicletta viene noleggiata e viene affidata con una speciale chiave di cui è responsabile la persona che prende la bici a noleggio; questo tipo di iniziativa è pensato soprattutto per i pendolari che arrivano in città mediante il trasporto pubblico extraurbano.

(A.D.V.)  Quando si avvia un ufficio per la bicicletta, bisogna porsi dei programmi di media e lunga portatA; tuttavia può essere utile anche partire con delle iniziative ad effetto, che possono anche essere cose molto semplici, oppure una grande opera con una forte valenza simbolica. A Mestre verrà realizzato un grande ponte pedonale e ciclabile con un'arcata di 140 m per scavalcare uno snodo autostradale.

(A.D.V.)  Per risolvere il problema di chi abita in zone collinari, segnalo che a Trento hanno previsto uno speciale Bicibus che, nell'orario di rientro della sera, traina un carrello su cui i i ciclisti possono caricare le biciclette per risparmiarsi la salita.


Chiude l'assessore alla mobilità del Comune di Firenze

Vincenzo Bugliani (assessore al  Comune di Firenze)

A Firenze si parlerà di ufficio per la mobilità elementare, più che di ufficio per la bicicletta, eprchè si occuperà anche di pedoni e disabili, oltre che dei ciclisti.

Ho a lungo esitato prima di fare l'ufficio bicicletta, perché volevo che fosse un ufficio vero, non una cosa fatta tanto per fare; adesso FORSE ci sono le condizioni perché sia così; in realtà l'amministrazione comunale si trova a dover rincorrere i cittadini, che hanno già fatto, per conto proprio, la scelta della bici. 20 anni fa si vedevano molte meno biciclette a Firenze.

Il punto debole, attualmente sono i giovani ed i ragazzi, che vedono nella bicicletta un mezzo misero, soprattutto se paragonato al ciclomotore; occorre un intervento politico per invertire questa tendenza.

Il 21 giugno verrà annunciata ufficialmente la costituzione dell'ufficio per la mobilità elementare; l'ufficio dovrà tesaurizzare l'esperienza dell'Associazione Città Ciclabile; per questo motivo integrerà al suo interno la consulenza dell'associazione in quanto tale. Interessano infatti non tanto le singole persone che ne fanno parte, quanto il credito che ha l'associazione in quanto tale.

E' importante raccordarsi con i Comuni vicini, mi incontrerò presto con l'assessore di Sesto per definire il percorso ciclabile per il Polo scientifico di sesto fiorentino.

Una cosa che ha favorito la creazione dell'ufficio sono state le pressioni da parte dei verdi e altri che hanno molto insistito su questo punto.