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Trecento persone alla
L'appuntamento per la prima Critical Mass di Firenze (venerdì 11 ottobre, alle 18 in piazza SS Annunziata) era rimbalzato di persona in persona e di computer in computer. Non esiste un'organizzazione, ciascuno sparge la voce come può: chi ha preparato dei volantini e li ha distribuiti sulle bici, chi a manifestazioni e "girotondi"; chi ha inviato email a destra a sinistra, chi ha scritto nelle mailing list e nei gruppi di discussione (questo sito ha dato il suo piccolo contributo a spargere la voce)... La voce è arrivata anche ai giornalisti: La Repubblica, Controradio, Novaradio hanno rilanciato l'appuntamento (e forse altri che non sappiamo). Considerando anche il maltempo (era piovuto fino a poche ore prima), nessuno, veramente nessuno, si aspettava che ben 200/250 ciclisti si presentassero all'appuntamento di piazza SS Annunziata! Alle 18:20, quando i ciclisti si mettono in moto in direzione piazza San Marco, ci vuole un bel po' prima che la piazza si vuoti. Fra le prime vittime della massa c'è un bus della linea 6 che procede in senso contrario. Qualcuno osserva che non è bello bloccare l'autobus. In realtà i ciclisti si sono sforzati di passare da strade poco utilizzate dall'ATAF (sui viali, ad esempio, passa la sola linea 8, che ha una frequenza molto bassa). Da piazza San Marco la massa imbocca via Lamarmora, salutando pedoni e turisti, che si incitano i "massoni" e scattano foto. Per gli americani, probabilmente, non è cosa inconsueta assistere ad una critical mass. Nella foto sotto (via Lamarmora), vediamo che molti ciclisti hanno attaccato l'adesivo con il simbolo di Critical Mass (un pugno-bicicletta, simbolo della lotta dei ciclisti per riappropriarsi delle strade). Quando i primi arrivano all'incrocio di via Lamarmora con il viale Matteotti il semaforo è rosso. I primi rispettano sempre i semafori, è un'occasione per ricompattare la massa ed un modo per evitare incidenti. Allo scattare del verde i ciclisti si riversano a destra in viale Matteotti, in direzione di piazzale Donatello. Le biciclette si allargano fino ad occupare tutte le tre corsie bloccando dietro di loro le automobili. Agli irosi clacson delle macchine risponde il gioioso trillo dei campanelli delle biciclette. Dopo viale Matteotti è il turno dei viale Gramsci. Proviamo a contare i ciclisti. Ma sono così tanti che è possibile solo fare una stima di quelli che ci passano davanti: dovrebbero essere più di trecento; cioè più di quelli che hanno lasciato piazza SS Annunziata: sembra infatti che molti si siano aggregati lungo il percorso. E d'altronde, il "vieni con noi" risuonava di continuo all'indirizzo dei ciclisti incontrati per caso. Fra i ciclisti si vedono persone di tutte le età: si va dai bambini sulla biciclettina al "nonno" sui 75. C'è chi ha portato dei cartelli a favore della bici e contro l'inquinamento; chi ha una fascia con scritto "critical mass"; alcuni indossano il caschetto ed uno, addirittura, una maschera antigas. C'è una bandiera pirata e tanta, tanta, voglia di divertirsi e riappropriarsi, per una volta, delle strade sempre ingolfate di auto e motorini. I motorini cercano di continuo di infilarsi fra le biciclette per superarle. In genere accolti dalle grida ("fermatelo", "non fatelo passare") e dalle proteste per i mefitici gas di scarico. La foto sotto è di piazza Beccaria (più o meno a metà della "massa"):
I ciclisti passano poi il Ponte San Niccolò e piegano a destra in direzione centro. Ritornano "di qua d'Arno" per il ponte alle Grazie, illuminati dalla luce di un tramonto tempestoso. Ci si porta in via dei Benci passando davanti alla Biblioteca Nazionale (per evitare di percorrere un tratto di corsia preferenziale). Si raggiunge poi piazza Salvemini e da qui via Cavuor. Al semaforo di via de Pucci si leva un grido "ovonda - ovonda". Tornati in piazza San Marco i ciclisti non rientrano in piazza SS Annunziata, come alcuni pensavano, ma proseguono di nuovo per via Lamarmora. All'incrocio con il viale Matteotti stavolta si gira a sinistra: l'ovonda è nel mirino! In viale Lavagnini arrivano quattro vigili in moto, evidentemente inviati dalla centrale per controllare la situazione. I vigili non possono far altro che mettersi davanti alla massa che si dirige lentamente verso l'ovonda. Ed ecco che i ciclisti entrano nell'ovonda, la rotatoria da poco creata in viale Strozzi, sempre presidiata da numerosi vigili. Qualcuno grida ad un vigile: "l'inquinamento ammazza anche i vigili". Il vigile sorride, evidentemente la pensa anche lui così. I ciclisti entrano nell'ovonda ma non ne escono: la coda della massa si unisce alla testa e tutti quanti iniziano a girare intorno alla rotatoria, di fatto bloccandola, fra lo stupore degli automobilisti e l'invadenza dei motorini. Dopo alcuni giri, e dopo che alcune automobili hanno provato ad inserirsi ugualmente, i ciclisti si riuniscono per il rientro verso il viale Lavagnini. Ma alcuni avrebbero voluto continuare. Nella foto vediamo la massa che esce dall'ovonda e si riunisce per il rientro vicino alla moto dei vigili, fermi in paziente attesa della fine del girotondo. La massa ripercorre il viale Lavagnini verso piazza della Libertà bloccando ancora tutte le quattro corsie. I vigili, con molto buon senso, impediscono qualsiasi possibile situazione di conflitto fermando le macchine che da vorrebbero inserirsi da via Poliziano. Infine la massa entra in via Cavuor e da qui si riporta in piazza San Marco e poi in piazza SS Annunziata. Alla fine i ciclisti si congratulano gli uni gli altri e un lungo applauso sorge spontaneo. |