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Londra: sensi unici eccetto bici


 


Ha avuto ampio risalto la notizia diffusa dal Corriere della Sera sui previsti "sensi unici eccetto bici" a Londra. In realtà dovrebbe essere noto che tale prassi è già ampiamente praticata da molti anni in tutta Europa e in alcune città italiane più sensibili (es. Reggio Emilia, Padova etc).

A Firenze la cecità di vari organi, in primis il vecchio Comando dei Vigili (per fortuna sostituito), rifiutava persino di rendere bidirezionale il transito bici nelle zone pedonali. Talmente ciechi da non vedere che ne esistono già, da tempo, alcuni casi correttamente segnalati, anche nella nostra città. Per es. in Borgo S. Lorenzo.

E' giunto il momento di fare decisi passi avanti anche da noi: il primo è appunto quello riguardante le zone pedonali, in cui adeguare la segnaletica, per poi passare ad una serie di vie, soprattutto nel centro storico, che hanno le caratteristiche del caso: limite 30 km/h, non siano arterie di scorrimento,  etc.

L'articolo comparso sul Corriere è leggibile cliccando qui, mentre riportiamo di segutio una circolare della nostra federazione nazionale FIAB e altri articoli in materia comparsi su questo sito.



FIAB N.I. - Notizie interne e circolari
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BICI CONTROMANO A LONDRA

Sull'introduzione della norma che consente di andare in bici contromano a Londra ecco un intervento di Eugenio Galli, Responsabile Ufficio Legale e Coordinatore regionale FIAB Lombardia:

"Ciò che viene annunciato come innovazione a Londra, ossia la possibilità per le bici di percorrere nei due sensi le strade a senso unico per i veicoli, è in realtà già da tempo nelle regole e nelle prassi di molti
Paesi europei. Così è in Francia, Germania, Olanda, Austria. Così è a Bordeaux, a Strasburgo, a Vienna, a Berlino, ad Amsterdam.

Alla regolamentazione del "doppio senso per le bici su strade a senso unico" si riconosce, in tutte le realtà dove il provvedimento è stato adottato, un duplice vantaggio.

Per il ciclista, che abbrevia il suo percorso evitando le lunghe deviazioni alle quali sarebbe costretto se fosse costretto a seguire, al pari della generalità degli altri veicoli, le prescrizioni dei sensi unici.

E per la sicurezza stradale, che viene favorita dalla reciproca visibilità tra ciclista e conducente del veicolo che proviene in direzione opposta.

Non mi pare che l'Italia "più che cambiare le regole preferisce farle rispettare".

Il nostro Paese infatti non brilla particolarmente dal punto di vista dei controlli sulle strade.

Semplicemente, l'Italia, fino ad ora, ha deciso di continuare a non considerare concretamente le esigenze di una mobilità dolce, leggera e razionale quale è quella in bicicletta. Ancorandosi ad argomentazioni che appaiono anche anacronistiche e frutto di una considerazione che relega alla marginalità sulle strade tutto ciò che è privo di motore".


Lello Sforza
Ufficio Stampa FIAB onlus
(Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
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