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venerdì 12 marzo 2010
Toponomastica tramviaria
di
Patrizio
Suppa
Dopo lo spassoso siparietto in cui si
volevano chiamare le fermate tramviarie con i nomi dei fiorentini
illustri, adesso che il tram gira, alle fermate ci sono dei nomi che
sono impossibili: per esempio, che senso ha “Federiga Foggini”? o
“Cascine Olmi” o anche “Paolo Uccello Arno”? In alcune
fermate si mette prima il nome della zona e poi della strada, in
altre si fa l’opposto... E il primo nome è scritto bene in
evidenza.
Poi, spiegatemelo voi. Nei nomi dei
personaggi a cui sono intitolate le strade indicate sulle fermate
(Batoni, Talenti, Foggini...) è sempre scritto il solo cognome,
tranne in due casi.
Il primo è per la fermata “Aldo
Moro”, perché, credo, si potrebbe far confusione con via del Moro.
Il secondo caso invece, per me inspiegabile, riguarda la fermata di
piazza Paolo Uccello: perché in questo caso non è stato inserito il
solo cognome?
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giovedì 11 marzo 2010
Ma che colpa abbiamo noi 5
di
Patrizio
Suppa
Non abbiamo fatto in tempo ad avere la soddisfazione di avere una (cauta) apertura dell’amministrazione verso il transito delle bici sulle preferenziali (o almeno su parte di esse), che proprio ieri un’inchiesta fotografica sui disservizi del servizio di trasporto fatta da un sindacato ATAF e pubblicata da un quotidiano cittadino mette sullo stesso piano ciclisti con i gipponi e i furgoni in doppia fila. L’intervistato bolla come “pericolosissimo” l’accesso delle bici alle preferenziali portando una giustificazione quanto meno comica: la bici frena in un metro e mezzo, un bus in almeno quindici, avanzando l’ipotesi che potrebbe avvenire una tragedia. Premetto che tecnicamente gli spazi di frenata potrebbero essere questi e augurandomi che questo possa essere un mero esercizio di stile letterario, la prima domanda che mi sorge spontanea è questa: se il ciclista non fosse nella preferenziale (per esempio, in via Alfani, via Cavour, via dello Statuto), l’autobus frenerebbe in minor spazio? o diventerebbe, in caso di emergenza, di gommapiuma? Questo basterebbe a coprire di ridicolo questa affermazione, ma andiamo oltre. Quante volte e quanti autisti si mettono a distanza di sicurezza, da qualsiasi mezzo che li precede? Molti lo faranno, ma per esperienza personale c’è qualche simpaticone che probabilmente gode nel tallonare il ciclista, che si tratti di una preferenziale o no. Quanti sanno che nella ZTL il limite è a 30 (trenta) km/h? e che i bus hanno una velocità commerciale di circa 13 km/h, velocità che in bici si supera abbondantemente pena la perdita dell’equilibrio? Nel resto dell’inchiesta è ben indicato che la responsabilità dei ritardi dei bus è riconducibile ai comportamenti scorretti degli automobilisti: auto e furgoni di intralcio o che bloccano le preferenziali. Basta andare un po’ in giro e granare gli occhioni per rendersi conto di chi è la colpa.
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mercoledì 10 marzo 2010
Aprite!
di
Patrizio
Suppa
I lavori del ponte tramviario sono "abbastanza" finiti. Certo, le rifiniture non sono ancora a posto, ma possiamo aspettare, tanto... Piuttosto, invece, perché non riaprire il percorso del lungarno Lincoln (quello delle Cascine, per intenderci) fino a piazza Vittorio Veneto? Da anni siamo costretti a passare nel fango (quando piove) o nella polvere (quando c'è il sole). Tra l'altro, non mi pare di vederci nessuno da settimane. Capisco e sopporto (poco, a onor del vero) che quell'enorme spazio sia servito per il cantiere, ma adesso che ragione c'è per continuare a mandarci nel motoso viottolo? Non si potrebbe aprire almeno un corridoio umanitario per pedoni e ciclisti?
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martedì 9 marzo 2010
Firenze parcheggia 7
di
Patrizio
Suppa
L’altra mattina sono passato da piazza della Vittoria: non credevo ai miei occhi. Nel pieno del giorno il giardino della piazza era invaso dalle auto in sosta. Mi chiedo se questo è il modo di trattare un giardino, e mi chiedo dove fossero i tutori del decoro. E pensare che giocando a Monopoli quella del "Parco della Vittoria" è la casella più preziosa... qui invece... La mia vocina dice che se ci passassi anche oggi troverei la stessa situazione. Insopportabile.
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lunedì 8 marzo 2010
Donne al volante (e anche al manubrio)
di
Patrizio
Suppa
Si tratterà forse di apparenze, casualità o altro, però la cosa mi ha un po’ fatto riflettere. Ho sfogliato le statistiche degli incidenti stradali elaborate da ACI e ISTAT, e i dati che ho trovato sono piuttosto interessanti. Uno dei risultati più vistosi riguarda la mortalità dei conducenti dei vari mezzi in relazione al sesso di appartenenza. A parità di età, eccettuando le fasi iniziali (fino a dieci anni) e finali (dopo i 90 anni), la mortalità maschile supera quella femminile anche di oltre dieci volte. Cosa vorrà dire? Credo che i valori andrebbero analizzati anche dividendo percentualmente per genere anche il numero dei conducenti e magari anche i chilometri percorsi a testa: credo però che ci sia comunque una sproporzione incredibile tra uomini e donne. Il famoso detto che richiama le “donne al volante” credo possa essere definitivamente chiuso in un cassetto. Buon otto marzo.
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