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giovedì 2 settembre 2010
Scalata assistita
di
Patrizio
Suppa
Pensavo di aver visto tutto, ma niente da fare, c’è sempre qualcosa in più… come ad esempio, in Alto Adige, una serie di noleggi di mountain bike elettriche. Non mi pare che la bici elettrica abbia una grande utilità, se si eccettuano i casi di problemi sanitari o di salite in una città. Averne una per andare in montagna mi pare proprio sotto l’etichetta “vorrei ma non posso… anzi, forse ora ce la faccio”. Niente di male, ci mancherebbe, ma mi chiedo che sapore ha arrivare in cima ad una vetta senza essersela “guadagnata”. Filosoficamente (!) sembra un doping a bassa tensione.
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mercoledì 1 settembre 2010
Confronti
di
Patrizio
Suppa
Nei giorni scorsi sono andato a trovare una persona all’ospedale di Ponte a Niccheri. Era bel tempo, e anche se il viaggio si prospettava lungo, mi sono detto: perché non andarci in bici? Andare dall’Isolotto fino a Ponte a Niccheri non sarà come andare fino a Pisa, ma posso definirla una Grande Traversata Urbana, quasi un viaggio.
Così, nel tardo pomeriggio sono partito, con la mia divisa estiva: maglietta, bermuda e sandali. Ho cercato di mantenere la velocità al limite della sudatina, quindi senza eccedere e senza arrivare stravolto. Il traffico era scarso, e questo ha reso ancora più piacevole la pedalata. Nella zona di San Marcellino un breve strappo in salita ha messo un po’ di pepe, e dopo alcuni minuti, eccomi arrivato. La rastrelliera è proprio accanto all’ingresso principale, come dovrebbe essere. Era completamente vuota, perché chi vuoi che ci vada fin lì in bici? Guardo il contachilometri: 12,5 km, in quasi quarantadue minuti (da lucchetto a lucchetto). Oggi non c’era traffico, per cui è probabile che un ipotetico automobilista forse ci avrebbe messo qualche minuto in meno (e in ogni caso qualche euro in più, tra benzina e parcheggio). In altre condizioni, chissà: l’automobilista vive nella perenne incertezza dei tempi di percorrenza. In bici no: se ci ho messo 42 minuti, sarà così tutti i giorni dell’anno, a tutte le ore del giorno.
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martedì 31 agosto 2010
C'è un futuro possibile
di
Patrizio
Suppa
Passavo per caso, e sono contento di averlo fatto. Mi è capitato di vedere un paio di ragazzi che facevano dei giri con un carrello attaccato alla bici. Lo spettacolo sarebbe di per sé straordinario, se non che quel carrello era in legno, e "fatto in casa": un fatto eccezionale. Pensate: un paio di adolescenti, nel pieno delle vacanze estive, prendono legno, chiodi e martello per costruirsi un carrello da bici e ci vanno in giro… invece che smanettare su un untuoso motorino. Per me è un segno che, forse, ce la possiamo fare.
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lunedì 30 agosto 2010
Non l'avevo visto
di
Patrizio
Suppa
Proprio contemporaneamente all’approvazione del nuovo codice della strada, sulla stampa è apparso un articolo sulla guida distratta e le possibili tragiche conseguenze. Secondo la Fondazione ANIA per la sicurezza stradale (una fondazione delle Assicurazioni) la guida distratta è una vera emergenza: i due terzi degli incidenti del 2008 sono avvenuti per distrazione o errori. Non solo: la distrazione è un elemento che viene costantemente sottovalutato da chi guida: smanettamenti sulla radio, cellulare, navigatore… e chi si fa la barba, chi mette il rossetto… sembrano tutte attività insignificanti, ma due-tre secondi a soli 40 km/h rendono “ciechi” per 20-30 metri.
Qualche temerario aveva provato, con la riforma del codice, a vietare il fumo in auto, senza successo… eppure non capitano di rado gli incidenti dovuti alla distrazione causata dalla sigaretta caduta sugli abiti, o dalle manovre con l’accendisigari… e in auto proliferano i gingilli che distraggono, come se il problema fosse altrove. Qualcuno guidando leggerà qualche fesseria via SMS e potrebbe investire qualche pedone e ciclista… la risposta sarà “non l’avevo visto”.
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mercoledì 25 agosto 2010
La superiorità morale della U rovesciata
di
Patrizio
Suppa
La qualità della vita è fatta di piccole cose, e a volte anche le migliori intenzioni producono disagio. In via de' Pecori erano state installate delle rastrelliere (una quindicina di posti) posizionandole in modo che le bici fossero parallele al marciapiede: il vantaggio era, almeno in teoria, che le auto parcheggiate "solo cinque minuti" davanti alle rastrelliere non avrebbero ostacolato il parcheggio delle bici. Nella realtà molti simpatici scuteristi piazzano i loro pestiferi mezzi proprio attaccati alle bici (a volte c'era pure qualche auto) , in modo da rendere altamente acrobatico l'uso della rastrelliera. Inoltre, posizionare le rastrelliere in quella maniera "consuma" un sacco di spazio pubblico.
In questi giorni sono state tolte le vecchie rastrelliere e ne è stata installata una a U rovesciato, con il risultato che in metà spazio si parcheggiano, e meglio, praticamente le stesse bici (quattordici). Se esistesse ancora qualcuno di scettico riguardo la superiorità morale e materiale delle rastrelliere a U rovesciato, beh, è servito.
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