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venerdì 16 maggio 2008

E che gli dico?

di Valerio Parigi


Una bella mattina di primavera riprendo dopo mesi la bici per andare al lavoro.
Mi fermo al semaforo e accanto a me c'è una bella signora, anche lei in sella. Scambiamo qualche battuta, si scivola verso le condizioni di circolazione dei ciclisti. Vorrei trasmetterle che qualcosa è migliorato. Ma che gli porto come esempio? Il verde scatta, si spinge sui pedali, la mia frase si interrompe. Per fortuna la signora porta i tacchi alti e rimane un pò indietro fino al prossimo semaforo. Ho tempo di riflettere su cosa dire. Rieccoci fermi, e per mia fortuna è un attraversamento riverniciato di fresco, con fondo rosso. Anzi, prima l'attraversamento proprio non c'era e da poco è sbucato dal nulla. Posso intrattenere l'elegante signora su city bike lodando il progresso che abbiamo sotto gli occhi; ovviamente mi attribuisco sfacciatamente i meriti: voglio far bella figura, per diavolo, e vederla sorridere a me con quei suoi occhi scurissimi. Beh, senza volere qualche briciola di merito cade in grembo anche ai nostri interlocutori di tante schermaglie: una certa architettessa, un tal assessorone piuttosto permaloso ...
Però francamente ho fortuna che le nostre strade si separino: la bella ciclista prende a sinistra ad una delle poche diramazioni della rete ciclabile fiorentina, io invece vado a destra, il lavoro mi aspetta. Certo se avessi tempo andrei anche io a sinistra, per proseguire le chiacchiere con la mia occasionale conoscenza femminile in bicicletta. Magari le proporrei di fermarci a prendere il caffè, ma qui mi viene un pò di ansia: cosa potrei raccontarle ancora di progressi fatti, di interventi-chiave a favore dei ciclisti in questi ultimi anni? Senza addentrarmi in complesse spiegazioni sulle dinamiche interne all'Amministrazione fiorentina, la pesantezza decisionale e operativa, gli infiniti ostacoli ... Dovrei rifugiarmi nelle nuove rastrelliere ad U, quelle che volevamo noi, e che cominciano ad esserci in giro. Ma cosa altro di tangibile, di visibilità immediata per la bella ciclista, potrei lodare per farmene vanto?
Mi sa che andrei su altri temi; magari è un vantaggio, forse riuscirei ad invitarla a cena. E purtroppo i progressi della ciclabilità fiorentina rimarrebbero indietro, e non solo per colpa delle attrattive muliebri.


episodio 1 della serie Permalosi&Lamentosi con cui inauguro una sequenza di personalissimi commenti su due genìe che incontriamo spesso nelle battaglie per la ciclabilità. Chi sono i misteriosi protagonisti si capirà un pò per volta ...
(Valerio)

 

 

venerdì 16 maggio 2008

Volare basso

di Patrizio Suppa


Per il semplice fatto che ci passano molto in alto sopra la testa, non ci viene da pensare che gli aerei siano una buona fonte di inquinamento.


Chi abita a Peretola se n'è già accorto comunque, che rumore, gas e anche la dispersione di carburante sono insopportabili.

Viene da domandarsi come si possa gestire l'inquinamento cittadino senza tener conto delle emissioni da aeromobili. Mi domando anche come si possa ancora pensare di potenziare ulteriormente un aeroporto a soli 11 chilometri dalla facciata del Duomo.

Andiamo in bici, quindi siamo ecologisti, e va bene.

A volte capita di montare su un aereo, e di libriarci nell'aria, pensando che il nostro svolazzare sia innoquo... ma non è così.

Per non farci prendere in giro da chi dice che la bici è usata solo da qualche intellettuale radical-chic che la usa per andare da un convegno ad una mostra, è bene che certe cose si sappiano.


Siamo intelligenti, e allora cominciamo a domandarci perché un viaggio Firenze-Roma in Eurostar costa 36 euro e un volo da Pisa ad Amburgo 21 euro o addirittura uno per Birmingham solo 10 euro. C'è qualcosa che non va.

Per cominciare, il carburante aereo non è tassato. Poi, il trasporto aereo è stato anche lasciato fuori dalle fonti di emissione della CO2 del protocollo di Kyoto.

Strano per un tipo di trasporto che, a causa delle emissioni in alta quota, crea ancora più danni rispetto alle emissioni a terra, per la lunga permanenza della CO2 e per la formazione di vapore acqueo che, alla quota di volo, crea delle scie di condensazione che aumentano l'effetto riscaldante. Secondo l'IPCC (Comitato internazionale per i cambiamenti climatici) l'impatto globale sui cambiamenti climatici del trasporto aereo è da 2 a 4 volte superiore a quello della sola emissione di CO2: come dire che si viaggia per uno ma si inquina per quattro.

Attualmente il trasporto aereo è responsabile del 3,5% (qualcuno azzarda anche il 10%) del riscaldamento globale, con una crescita che lo porterà al 15% entro cinquanta anni.

E le emissioni di PM10 intorno agli aeroporti dovuti a partenze e atterraggi? chissà.


Il trasporto aereo è utilizzato soltanto da una piccolissima percentuale di persone (meno dell'1% della popolazione mondiale lo usa tutti gli anni), ma le agevolazioni di cui gode vengono fatte pagare a tutti quanti, per non parlare dei disagi di chi vive accanto agli aeroporti.

Ce n'è abbastanza, no? E' giusto eliminare le auto, sacrosanto usare bici e mezzi pubblici, ma è necessario ridurre i voli aerei e la voglia matta di andare a spasso dappertutto.

Un volo a testa ogni due anni potrebbe anche essere troppo da sopportare per il pianeta. E anche per chi abita a Peretola.



 

 

giovedì 15 maggio 2008

L'anima del commercio

di Patrizio Suppa


Guardando le pubblicità delle auto con una certa freddezza, a volte si notano particolari che risultano inquietanti. Ad esempio, la pubblicità di un gippone declama con enfasi la sicurezza di quel mezzo.


Si comincia con una domanda retorica: chi è la persona più importante da proteggere quando guidi un SUV? Bella domanda, dico io. La risposta qual'è? E' che il SUV in questione protegge conducenti, passeggeri, automobilisti, pedoni e ambiente. In questo ordine, credo, mettendo al primo posto il conducente che, di solito, è quello che paga il marchingegno.

Una serie di diavolerie elettroniche veglia sull'umanità, ma non c'è alcuna riga che spieghi come sia poco intelligente usare un'auto a quattro ruote motrici di due tonnellate in una città, nè come un sensore possa bloccare l'auto se passa con il rosso o davanti alle strisce.


Non so voi, ma non mi sento molto più sicuro.



 

 

mercoledì 14 maggio 2008

Pensiero triste

di Patrizio Suppa


Non dovrebbe essere possibile morire a nove anni. No.

Invece, ancora una volta, un ragazzotto in motorino ha investito un bimbo che andava in bici con madre e fratello su una pista ciclabile. Se non ho capito male, si tratta della ciclabile che ho percorso anch'io nel settembre scorso, e vi posso assicurare che su quella pista i cartelli di divieto ci sono, e in gran quantità.


Ricordate l'incidente simile avvenuto a Bormio circa sei mesi fa? Stavolta i "giustificazionisti" non dovrebbero neanche avere la scusa del buio e dei fari mancanti: l'incidente è avvenuto nel pomeriggio. Stavolta non si possono tirare in ballo i ciclisti indisciplinati a bordo di mezzi scalcagnati. No, signori, stavolta chiamate le cose con il loro nome: forse omicidio?


Si muore in bici, in questo Paese. Uno al giorno.

E si muore anche da bambini, anche su una ciclabile.



 

 

martedì 13 maggio 2008

Decoro sì, decoro no 9

di Patrizio Suppa


La tua sete si merita un parcheggio in zona pedonale: potrei parafrasare così un vecchio slogan pubblicitario. Tra il Duomo e il Battistero, dove qualcuno ha il coraggio di vietare il transito in bici (non scherzo), si può parcheggiare un magnifico furgone che sarà anche Euro 4, ma è senz'altro in divieto di sosta.


Chissà dov'è l'autista... la cabina è vuota, il carrello è sul cassone e le sponde sono chiuse: se n'è andato in giro, mica a scaricare.

Intanto godiamoci questo spettacolo, purtroppo non irripetibile...



 

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